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Christiane … Presenta…

MASSIMO LUPI….La Pranopratica….

La pranopratica considera l’individuo nella sua globalità: un disturbo non è che un segnale, o meglio l’espressione di un disordine che coinvolge la persona a tutti i livelli (fisico, emozionale, mentale, comportamentale, spirituale) compromettendone il benessere.

Ogni disagio è considerato come manifestazione di un processo instabile, uno schema di relazione disarmonica: quando le difese sono indebolite e le risorse esaurite, una molteplicità di fattori concorre a consentirlo. Il pranopratico deve ripristinare la capacità di recupero e le forze del corpo che costituiscono la condizione del benessere .

Se si riorganizza lo schema esistente di disarmonia in uno schema di relazione armonico, la causa originale del disturbo sparirà, perché le condizioni nelle quali era radicata cessano di esistere.

Un esempio sempre efficace è quello dei topi che infestano la casa. La medicina allopatica interviene dando il veleno ai topi. I topi muoiono, il problema sembra risolto, ma è probabile che tornino…

L’approccio olistico invece crede che pulire la casa affronta la situazione alla radice: i topi  lasceranno la casa perché senza più cibo e habitat a loro necessari e non ritorneranno.

E’ ormai appurato che lo stadio ultimo della materia è energia e che questa energia trasmette vibrazioni in tutto l’universo.

Questa concezione permette di constatare che ogni manifestazione materiale è vibrazione. La differenza tra gli esseri e tra gli oggetti deriva dalla loro differenza di tasso vibratorio e di struttura (che è il frutto di una o più vibrazioni specifiche).

Qualunque malessere si manifesta con una disarmonia vibratoria, e ogni trattamento dovrà essere di ordine vibratorio.

Il pranopratico formula la sua valutazione energetica della persona per il principio di sintonia vibratoria (analoga alla legge di risonanza in fisica), determinando in questo modo le zone di carenza o di eccesso energetico della persona da trattare. Il trattamento consisterà in una corrispondenza vibratoria fra l’operatore e la persona, in modo da apportare energia positiva dove manca ed energia negativa dove c’è congestione, utilizzando le mani come tramite.

Il principio è semplice ma la pratica efficace richiede intuito, studio ed esperienza.

Elettricità e magnetismo sono due fattori della stessa energia presente in tutti i fenomeni naturali ed in tutti i processi vitali. Nelle loro manifestazioni e sempre presente la bipolarità del polo positivo e di quello negativo che anche nelle mani dell’uomo sono riscontrabili con una mano radiante e l’altra assorbente.

Generalmente la mano radiante servirà a calmare e quella assorbente a tonificare.

Esse vanno considerate come direttrici di energia.


 

Generalmente le mani passano a distanza di 2/3 centimetri dal corpo interagendo con il campo magnetico o aura della persona, ma tale distanza può variare da operatore a operatore.

Possono passare sul corpo aperte o a coppa, oppure con le dita riunite a formare una specie di cuneo, o ancora parallele o contrapposte; infatti le mani in posizione opportuna esercitano una bi-polarità, creando un campo magnetico che avvolge la zona da trattare.

Nella applicazione della pranopratica vengono quindi utilizzate diverse modalità di approccio con le mani, secondo la sensibilità dell’operatore e secondo la persona da trattare.

Il miglior modo per inviare un’intenzione durante il trattamento consiste nel visualizzare l’esito che si desidera ottenere con tutti e cinque i sensi in tempo reale. La visualizzazione o l’immaginazione guidata, implica l’uso di immagini e messaggi interiori al fine di raggiungere un determinato scopo.

Molte persone credono che quando si visualizza si debba “vedere” l’immagine esatta chiaramente con gli occhi della mente. Ma per l’intento non è necessario avere una precisa immagine interiore. E’ sufficiente pensare a un’intenzione e semplicemente creare un’impressione , una sensazione o un pensiero.

Alcuni di noi pensano per immagini, altri per mezzo di parole e altri ancora tramite suoni.

L’esercitazione mentale dell’operatore dipende da quali sensi ha più sviluppati nel suo cervello.

Se per esempio dovrà intervenire su un dolore alla schiena in zona lombare, durante la trasmissione di energia nella zona indicata, immaginerà la persona libera dal dolore, in procinto di compiere disinvoltamente qualche esercizio fisico. La visualizzerà camminare senza problemi, agile e libera dal dolore. Trasmetterà istruzioni di guarigione.

“Vedrà” la sua energia entrare nel corpo della persona e indirizzarsi verso la parte da rigenerare, come un fluido benefico che avvolge e permea la zona malata.

La concentrazione continua per tutto il trattamento sarà la sfida da vincere dall’operatore per aver risultati positivi e tangibili.

Molto probabilmente saranno necessari più trattamenti per ottenere un risultato ottimale, affiancando a volte la terapia di medicina convenzionale prescritta dal medico della persona.

Il pranopratico non consiglierà mai il cliente di abbandonare o sostituire la terapia prescritta dal suo medico, ma bensì interverrà di concerto con essa, accelerando la scomparsa del dolore, la ritrovata energia positiva, la sensazione di benessere e la fine del problema


 

Mi avvicino al mondo Olistico grazie alla perseveranza di mia moglie, da sempre attiva nella ricerca dell’essenza spirituale e dell’assoluto.

Verificato che le mie mani irradiano l’energia necessaria conseguo l’attestato professionale come PRANOPRATICO presso la A.MI.University di Milano dopo 2 anni di corso.

Partecipo a corsi di aggiornamento su:

14 universi paralleli

Feng Shui

NPR Nerve Pranic Resolution

Attualmente continuo lo studio della Medicina Tradizionale Cinese applicata ai Meridiani e Punti con un corso sempre da A.MI. University.

Considero il mio percorso sempre in  divenire e sono certo che il futuro mi concederà di ampliare sempre nuove ed esaltanti capacità della nostra mente.

Come disse John:

“Nella nostra epoca l’uomo ha perso ideologicamente la strada… La scienza si è spinta troppo oltre nel distruggere la fiducia dell’uomo nella sua grandezza spirituale… e gli ha istillato la convinzione di essere semplicemente un insignificante animale, che si è evoluto per caso e necessità, in un altrettanto insignificante pianeta, sperduto nella grande immensità del cosmo… Noi dobbiamo renderci conto dei grandi misteri della struttura materiale e del funzionamento dei nostri cervelli, della relazione tra cervello e mente e della nostra immaginazione creativa”.

 John Carew Eccles, Nobel nel 1963 per la medicina e neurofisiologia